Zanutto (Lega) stoppa la proposta della Drigo (Pd): No ad una panchina per ricordare Regeni
Portogruaro, 29.01.2021. Non servono targhette nè panchine per ricordare il giovane Giulio Regeni. Ne è convinta la consigliera comunale della Lega, Alessandra Zanutto (foto a sx), che questa sera, all’inizio dei lavori del consiglio comunale, ha di fatto stoppato la proposta che qualche minuto prima aveva formulato la consigliera dem Irina Drigo (foto a dx). Quest’ultima aveva esordito, nell’ambito delle comunicazioni, ricordando che lo scorso 25 gennaio erano trascorsi cinque anni senza Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano sequestrato, torturato e poi ucciso in Egitto. “A distanza di cinque anni -ha ricordato Irina Drigo – la giustizia sembra ancora troppo lontana. I genitori di Giulio, che sono un esempio di tenacia e di dignità, meritano la vicinanza di tutte le istituzioni e non solo di quelle che sono deputate a perseguire l’obiettivo di fare giustizia per Giulio.” La consigliera Drigo ha proposto all’amministrazione comunale di Portogruaro di dedicare, come è già stato fatto a Fiumicello, una panchina a Giulio e a tutte le vittime di violazioni di diritti umani dipingendola di giallo e con una semplice targhetta che spieghi il significato di questo gesto. Verrebbe collocata in un luogo simbolico a Portogruaro: il Parco della Pace. Tale iniziativa sarebbe un segnale di vicinanza alla famiglia Regeni che in realtà rappresenta tutti noi in questa vicenda. Il presidente del Consiglio Comunale, Gastone Mascarin, ha replicato dicendo: “prendiamo in carico la richiesta ed eventualmente ci ragioneremo sopra assieme”. Ma a cancellare ogni possibile margine di trattativa è intervenuta la consigliera Zanutto ricordando che il 30 gennaio ricorre l’anniversario di un altro delitto efferato: quello di Pamela, una ragazza ventiquattrenne uccisa, fatta a pezzi e messa in una valigia. “Anche in questo caso -ha detto Zanutto – la giustizia deve purtroppo fare ancora il suo corso”. Quest’ultima affermazione, però, non corrisponde alla realtà in quanto è già stato individuato e condannato l’assassino: si tratta di Innocent Oseghale, un nigeriano di 29 anni con precedenti penali. Il processo con rito ordinario, iniziato nel febbraio del 2019, si è concluso con la condanna all’ergastolo e diciotto mesi di isolamento, condanna confermata anche in corte d’appello. Il 16 ottobre 2020 la Corte d’Assise d’Ancona ha confermato a sua volta la condanna nonostante Oseghale continui a dichiararsi innocente riguardo la morte della ragazza. Tutto ciò evidenzia che i due casi sono diversi in quanto, sebbene parliamo di due giovani vite spezzate, nel caso di Regeni non è stata fatta ancora giustizia. Inoltre mentre Pamela è stata vittima di un femminicidio, Giulio è stato ucciso da chi invece dovrebbe difendere la vita delle persone, cioè da ufficiali dello stato egiziano, stato in cui è ancora concessa la tortura. Torniamo ora alle dichiarazioni della Zanutto la quale ha ricordato che Giulio e Pamela non avevano nessuna colpa, ma hanno fatto una brutta fine: orrenda quella di Regeni, ma non meno orrenda quella di Pamela. La consigliera leghista crede che non servano targhette né assolutamente panchine, ma debba servire il ricordo e la non dimenticanza di questi terribili delitti che hanno segnato molte famiglie. Tale posizione evidenzia come il caso Regeni divida la politica tra chi vorrebbe fare qualcosa di simbolico per ricordare il giovane ricercatore in modo da risalire alla verità e chi preferisce non dare troppa evidenza a questa vicenda paragonandola non correttamente all’assassinio di una giovane donna. Non è un caso se il leader della Lega, Matteo Salvini, che all’epoca dell’omicidio di Pamela era vice primo ministro e ministro degli Interni, utilizzò spesso l’omicidio di questa ragazza come parte delle sue politiche contro il crimine e lo scetticismo nei confronti dell’immigrazione.

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