Due mesi di tempo per suggerire come riutilizzare l’ex Perfosfati

Portogruaro, 07.06.2018. Tra due mesi dovremmo sapere (il condizionale è d’obbligo) come sarà reimpiegata l’ex Perfosfati, una volta terminato il restauro conservativo. Se lo augura l’amministrazione comunale che stamani ha pubblicato l’avviso di manifestazione d’interesse per l’utilizzo dell’ex Perfosfati. Entro il 6 agosto di quest’anno gli interessati dovranno far pervenire agli uffici comunali le proprie proposte su come gestire i due capannoni che, a partire indicativamente da novembre, saranno oggetto di un intervento di conservazione che si protrarrà sino alla primavera del 2020. L’intervento è stato possibile grazie ad un contributo statale di quasi 5 milioni di euro ottenuto partecipando al Bando Periferie. L’intera minoranza consiliare, alla quale si è associata anche una forza extra-consiliare, Fratelli d’Italia, ha criticato, seppure con toni diversi, l’amministrazione Senatore per aver approvato un progetto di recupero che non contempla la destinazione d’uso dell’ex Perfosfati. Oltre a ciò non è previsto il completamento della bonifica del terreno, né il consolidamento delle fondazioni e neppure la realizzazione delle controventature. In assenza di questi interventi in molti, compreso il consigliere Claudio Fagotto (M5s), si sono chiesti come possa essere fruibile al pubblico una struttura che si estende su oltre 6 mila mq. Dal Comune “rassicurano” che, per il momento, è garantita una fruibilità “non continuativa”. In pratica per particolari eventi il Comune darà l’autorizzazione a far entrare i visitatori sotto i paraboloidi. Per il capogruppo del Centrosinistra, Marco Terenzi (foto), è “incomprensibile come l’amministrazione Senatore abbia abbandonato il progetto della precedente amministrazione denominato “Interventi di bonifica e riqualificazione dell’area “Ex Perfosfati” – Parco archeologico”, oggetto peraltro del progetto di fattibilità tecnico-economica che ha ottenuto il finanziamento del “Bando Periferie” e che prevedeva la bonifica dell’area rimanente, la conservazione di parte del capannone con la sua rifunzionalizzazione per un’area espositiva, direzionale e di servizio, e la riproposizione del valore simbolico del capannone attraverso il recupero quale testimonianza di archeologia industriale della restante parte più ammalorata. Progetto allora approvato anche dalla Sovrintendenza, oltre che dagli altri Enti competenti ai fini della sicurezza e dell’impatto ambientale.”

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