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Portogruaro. Donano vestiti ai profughi ucraini. Ma sono stracci.

Nella foto copertina alcuni vestiti logori abbandonati appena fuori l’ingresso secondario del cimitero di Portogruaro. A meno di duecento metri c’è l’isola ecologica dove era possibile conferire quegli abiti.

Portogruaro, 15.04.2022. Approfittano della raccolta aiuti destinata ai profughi ucraini per disfarsi dei loro vestiti laceri. L’increscioso fatto è accaduto nei giorni scorsi, quando alcuni residenti del centro storico hanno iniziato a consegnare aiuti per la popolazione colpita dalla guerra. A renderlo noto è stato ieri sera il presidente di ASVO, Luca Michelutto, ad un incontro organizzato nella frazione di Summaga per illustrare alcune novità sulla raccolta dei rifiuti. A quanto sembra parecchie persone hanno pensato bene di sfruttare questa emergenza umanitaria per svuotare armadi e bauli dei loro vestiti. Peccato che questi vestiti fossero in condizioni indecorose. In pratica erano degli stracci. Vistisi rifiutare i propri “abiti” dai volontari impegnati nella raccolta degli aiuti, questi cittadini non si sono persi d’animo ed hanno infilato i loro abiti-stracci nei sacchi del secco che hanno iniziato a proliferare in centro storico. Allora il presidente Michelutto ha avvisato l’assessore all’ambiente Pietro Rambuschi, residente in centro storico, pregandolo di far desistere i suoi concittadini dal conferire gli abiti usati nei sacchi del secco.

P. Rambuschi
P. Rambuschi

Stamani ho chiesto conferma a Rambuschi di questo fatto. In un primo momento ha detto che i centri raccolta erano stati sommersi da così tanti abiti usati da vedersi costretti a respingere cortesemente ulteriori conferimenti. Per cui chi si ritrovava in mano gli abiti da donare ha pensato bene di non riportarseli a casa, ma di sbarazzarsene usando i sacchi del secco. Poi, però, sapendo che il presidente Michelutto non si inventa le cose, ho “messo alle strette” Rambuschi il quale ha ammesso che purtroppo ci sono state anche donazioni di abiti in pessime condizioni da parte di persone che volevano solamente far spazio nei propri armadi. Al di là del deplorevole gesto, costoro hanno commesso due azioni errate. Primo. Lo smaltimento del secco, che ASVO sta cercando di ridurre al minimo, è molto costoso: 182 euro a tonnellata. Quindi infilare questi abiti nei sacchi del secco aumenta i costi di smaltimento con gli inevitabili riflessi negativi sulla TARI. La seconda ragione è conosciuta da pochi, ma è molto importante. Presso i cassonetti della Caritas vanno conferiti tutti gli abiti che non si indossano più purché siano puliti. Comprese le scarpe. Sarà poi la Caritas a consegnare ai poveri gli abiti usati ancora in buono stato mentre quelli logori avranno una nuova vita grazie ad una ditta specializzata nel recupero delle fibre. Rimane comunque l’amarezza nel sapere che alcuni cittadini hanno mostrato una falsa generosità verso i profughi ucraini presi a pretesto per svuotare i propri armadi.

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