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Il direttorio provinciale della Lega incontra i militanti portogruaresi

Portogruaro, 14.10.2019. Il direttorio provinciale della Lega, da poco costituitosi, si riunirà questa sera, presso la sala convegni dell’Hotel Spessotto, per presentarsi ai propri militanti e per fare il punto sulle prossime elezioni amministrative. Il direttorio è il nuovo organo politico di cui la Lega si è dotata anche nella provincia di Venezia. In precedenza, vista la notevole estensione di questo territorio che va da San Michele al Tagliamento sino a Chioggia, il Carroccio si era strutturato con due segreterie politiche: una comprendeva il Veneto orientale mentre l’altra il Veneziano. Ciascuna sezione aveva il proprio segretario, eletto dal congresso, che poteva essere sostituito, solo per situazioni eccezionali, da un commissario. Con l’avvento di Salvini, le alte sfere del partito hanno preferito riunire sotto un unico organo politico non elettivo la gestione dell’intera provincia. I membri del direttorio veneziano, nominati dai vertici regionali, sono: Gaetano Doria (di Chioggia, ex membro del direttivo provinciale), Fabiano Fattoretto (di Mira, ex membro del direttivo), Matia Cester (di Noventa ex Consigliere comunale) e Vittorino Maschietto (vice sindaco di Musile e fedelissimo del vicegovernatore Gianluca Forcolin). Il quartetto è guidato dal commissario provinciale Andrea Tomaello di Mirano.

F. Barbisan

Nel nuovo organigramma non compare alcun esponente della Lega espressione del mandamento portogruarese nonostante questo territorio abbia eletto Fabiano Barbisan come consigliere regionale nella lista Zaia. L’asse del direttorio è decisamente spostato verso il capoluogo lagunare in quanto ci sono due esponenti del Veneziano e due del Sandonatese. Con la nomina del direttorio provinciale e del suo commissario, la Lega ha cancellato il ruolo del sanmichelino Luca Tollon, ovvero il segretario del Veneto orientale che, a differenza dei membri del direttorio, era stato eletto nel 2015 dal congresso della Lega a Pramaggiore. L’exploit del Carroccio alle ultime elezioni europee ha indotto il partito a cambiare le proprie articolazioni regionali abbandonando il democratico confronto del congresso. Le cariche più importanti vengono designate dall’alto e, come spesso accade, non vengono scelti i più capaci, ma solo i fedelissimi al segretario federale. Finché quest’ultimo non cade in disgrazia (vedi Bossi e Maroni).

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