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Hospice nell’ospedale di comunità? Una presa in giro

Portogruaro, 19.03.2021. Anche il Circolo del Partito Democratico valuta con molta diffidenza la proposta dell’assessore regionale Manuela Lanzarin di realizzare dei posti letto per malati terminali nell’ospedale di comunità previsto presso la casa di riposo Francescon. Lo scetticismo nasce dalla scarsa credibilità dell’assessore Lanzarin la quale la scorsa estate aveva categoricamente smentito che la Regione, attraverso una delibera di giunta, avesse intenzione di chiudere l’Hospice di Portogruaro per realizzarne uno nuovo in una posizione baricentrica nel Veneto orientale. Passata la campagna elettorale, però, il proposito della Regione si è fatto concreto quando l’Ulss 4 ha avviato un’indagine di mercato per individuare la sede baricentrica del nuovo Hospice. A scompaginare i piani della Regione, più propensa a tagliare i costi che a mantenere a Portogruaro un importante servizio territoriale, è intervenuto il gruppo consiliare “Civici e Democratici” il quale, facendosi portavoce delle istanze della comunità, ha sostenuto la raccolta di firme (promossa dal Pd, Tuap, Comitato bene salute primario, l’Associazione pensionati di Lugugnana e la Festa dell’Unità) per mantenere nella casa di riposo Francescon il centro di cure palliative in funzione da ormai più di dieci anni. La recente proposta dell’assessore Lanzarin di dedicare dei posti letto alle cure palliative negli ospedali di comunità previsti nelle case di riposo a Portogruaro e San Donà, mentre si realizzerebbe un nuovo centro di eccellenza specifico in un luogo baricentro – si è parlato di Ceggia -, fa sorgere molte domande e dubbi al Circolo del Partito Democratico. Innanzitutto – come scrissi anch’io ieri – la scelta regionale di eliminare gli Hospice presenti attualmente a Portogruaro e San Donà, a favore di una struttura unica baricentrica, non era una scelta per ottimizzare i costi e abbassarli? Ora addirittura si parla di tenere 4 posti a Portogruaro, 4 posti a San Donà e una struttura centrale. Secondo il PD è evidente che questa proposta maschera la scelta di fare comunque la struttura baricentrica e poi dimenticare di realizzare posti letto a Portogruaro e San Donà. In secondo luogo i dem non comprendono come sia possibile parlare di servizi con funzioni così diverse insieme. L’ospedale di comunità è un servizio importantissimo già previsto da anni e, peraltro, ancora mai realizzato ed è destinato a persone che hanno tutti altri bisogni. Quindi, questo miscuglio di servizi sembra un modo per prendere in giro le persone. Ci vuole chiarezza. Per quanto riguarda l’Hospice di Portogruaro la struttura è ancora chiusa per la pandemia, quello di San Donà di Piave è aperto. Si chiede che venga realizzata la bolla all’ingresso per rendere funzionale il servizio anche a Portogruaro. Sapendo che la chiusura dell’Hospice viene giustificata da una mancata copertura dei posti, i dem vorrebbero avere i dati reali delle richieste dei medici di base all’ULSS per l’inserimento all’Hospice. C’è il dubbio che non vi sia mancanza di richieste, ma piuttosto mancanza di autorizzazioni da parte della struttura competente dell’ULSS 4, magari lecite ma su cui si chiede chiarezza. Il Circolo del PD prosegue la propria battaglia per salvare questo servizio di prossimità: lunedì 22 marzo consegnerà al Sindaco di Portogruaro le 2500 firme raccolte in questo periodo e le invierà anche al Presidente della Regione Veneto, al direttore generale dell’ULSS 4 e al Presidente della conferenza dei sindaci della sanità. La raccolta firme comunque non verrà chiusa fintantoché non ci saranno decisioni chiare sulla tutela del servizio Hospice. Il Circolo del PD, considerando fondamentale per la salvezza dell’Hopisce la funzione dei sindaci del Veneto Orientale, riassume nei seguenti punti le proprie richieste:

> mantenere i 17 posti letto attuali nelle strutture di Portogruaro e San Donà

> riaprire la struttura di Portogruaro adeguandola alle misure anticovid nel più breve tempo possibile

> definire e fare chiarezza sia sui tempi di realizzazione, sia sulle risorse finanziarie che l’ULSS 4 vuole investire sul territorio in servizi

> riadottare la delibera regionale modificando le parti che prevedono la chiusura dei due Hospice.

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