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Favero, in modo cortese, non ascolta i consigli di Padovese

G. Padovese

Il consigliere Padovese non è riuscito ad impedire l’assunzione di un addetto stampa in Comune né, tanto meno, a spodestare Gastone Mascarin dal suo ruolo istituzionale.

Portogruaro, 17.12.2020. Anche il consigliere di minoranza, Graziano Padovese (foto), finisce nel “girone degli inascoltati” dal sindaco leghista. La notizia fa certamente molto meno scalpore rispetto al mancato coinvolgimento, nella stesura del programma di mandato, della Senatore e del suo gruppo che, fino a prova contraria, rappresentano uno dei pilastri della maggioranza. Chi pensava che la partecipazione di Padovese all’ultimo consiglio comunale (in videoconferenza accanto al gruppo Lega) lo avrebbe messo in buona luce davanti al sindaco si sbagliava di grosso. Sono andate a vuoto, come era facilmente prevedibile, due richieste che il consigliere Padovese aveva inserito in altrettante interrogazioni. Nella prima aveva chiesto al sindaco Florio Favero di cercare nella pianta organica dell’amministrazione comunale un dipendente in grado di svolgere l’incarico di addetto stampa prima di assumerne uno esterno. In questo modo il Comune avrebbe risparmiato dei soldi pubblici impiegandoli “per problematiche più urgenti”, ad esempio aiutando le famiglie portogruaresi in difficoltà economica. Il sindaco, dopo aver ribadito la sua intenzione di assumere un addetto stampa, ha chiarito che nella struttura comunale “non è presente personale al quale affidare detto incarico” per il quale è prevista una spesa quinquennale pari a circa 156 mila euro. Con la seconda interrogazione Padovese “puntava” a far decadere dal suo incarico l’attuale presidente del consiglio comunale, Gastone Mascarin, sostenendo che era incandidabile sulla base di una sentenza del TAR del Lazio emanata ancora nel 2018. Il primo cittadino ha spiegato che tale sentenza “afferisce ad una fattispecie diversa e non sovrapponibile a quella che ha riguardato il presidente del consiglio comunale e peraltro, vale per quel caso specifico trattato da quel TAR”. Inoltre, come già aveva fatto osservare l’avvocato Emanuele Forner, il Pubblico Ministero non aveva attivato (nei confronti di Mascarin) la legge Severino la quale prevede l’incandidabilità solo se la condanna è superiore a sei mesi di reclusione. Come è noto Mascarin aveva patteggiato la pena nella misura di sei mesi per un reato elettorale. Certo che se Padovese avesse letto attentamente le carte sul “caso Mascarin” non avrebbe presentato quest’ultima interrogazione.

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