Portogruaro: Le badanti ucraine unite per la libertà del loro Paese
Nel pomeriggio di ieri, domenica 2 febbraio, una folta rappresentanza della comunità ucraina del Veneto Orientale, in maggioranza badanti, si è data appuntamento presso la sala consiliare del Municipio di Portogruaro per partecipare alla manifestazione “Libertà per l’Ucraina”.
Portogruaro, 03.02.2014. L’evento è stato organizzato da Oksana Zadorozhna e Andriy Galyarnyk, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione culturale Roksolana, costituita nel 2005 nella città del Lemene con lo scopo di assistere ed aiutare i cittadini ucraini immigrati nel nostro territorio e nelle zone vicine. All’inizio e al termine dell’incontro è stato recitato l’inno ucraino alla presenza delle autorità istituzionali intervenute per l’occasione tra le quali c’erano il sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, che aveva concesso l’uso della sala consiliare, l’onorevole Sara Moretto del Partito Democratico, l’assessore comunale di San Stino di Livenza, Stefano Pellizzon, la presidente del consiglio comunale di Portogruaro, Ivana Franceschinis, ed il consigliere comunale di Teglio Veneto, Alessandro Zanon. E’ singolare notare come in sala consiliare ci fossero solo esponenti politici del centro-sinistra, ed in particolar modo del Partito Democratico. Non ho visto alcun rappresentante del centro-destra, compresi quelli che dicono di far parte dello schieramento delle persone perbene. Le autorità convenute hanno preso brevemente la parola per esprimere la loro vicinanza e solidarietà al popolo ucraino che da alcuni mesi sta protestando vivacemente contro la politica del loro governo filo-russo. Prima di spiegarvi, a grandi linee cosa sta accadendo in questo Stato dell’est Europa, mi preme ricordare che al termine dell’incontro è stato reso noto che al Ministero degli Esteri italiano verrà inviata una lettera, firmata da alcuni sindaci del Veneto Orientale, per sollecitare un intervento “più robusto e consistente” dell’Italia presso l’Europa affinché il governo ucraino filo-russo fermi, innanzitutto, la violenza sui manifestanti salvaguardando il loro diritto di esprimersi liberamente.
Dallo scorso autunno a Kiev, capitale dell’ Ucraina, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il partito filo-russo al governo, ed in particolare contro il presidente Viktor Yanukovych, a capo del Partito delle Regioni. Secondo quanto riferisce il magazine on line “East Journal” Yanukovych sarebbe l’espressione di un gruppo di potere politico-criminale (il clan di Donetsk) che sta occupando tutti i settori chiave del potere economico con metodi intimidatori e mafiosi. La scintilla che ha fatto scoppiare la protesta di piazza è stata la decisione, presa da parte del governo ucraino, di sospendere l’accordo di libero scambio che l’Ucraina avrebbe dovuto firmare a fine novembre con l’Unione Europea. Il presidente Yanukovych, e con lui il suo partito di maggioranza, pare volgere il suo sguardo ad est, verso la Russia con la quale vuole allacciare rapporti sempre più stretti. Secondo il New York Times nelle ultime settimane la Russia avrebbe adottato atteggiamenti sempre più aggressivi per convincere l’Ucraina a rinunciare alla firma con l’UE, spingendo invece per includere il governo in una propria unione doganale (cui finora si sono detti favorevoli Bielorussia e Kazakistan), i cui vantaggi economici sarebbero comunque molto inferiori a quelli di cui potrebbe beneficiare l’Ucraina collaborando con l’Europa. Il governo di Kiev non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. Lo scorso 30 novembre le autorità di Kiev avevano dato l’ordine di disperdere la manifestazione filoeuropea giungendo anche al pestaggio dei manifestanti. La dura repressione aveva indignato l’opinione pubblica ucraina. In molti allora si sono uniti alla contestazione invocando le dimissioni del governo e le presidenziali anticipate.
Alcuni badanti che si erano recate in sala consiliare a Portogruaro hanno voluto prendere la parola per esprimere tutta la loro preoccupazione, mista a dolore, per quanto sta accadendo al popolo ucraino e soprattutto ai loro familiari che vivono laggiù.

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