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PD e Italia Viva criticano l’inaugurazione cantiere ex Perfosfati

Ex Perfosfati

Portogruaro, 06.12.2019. A 48 ore dall’inaugurazione del cantiere dell’ex Perfosfati, che avverrà domenica mattina 8 dicembre, si rianima il dibattito politico su uno dei più costosi interventi di riqualificazione pubblica mai visto a Portogruaro. A dare fuoco per prima alle polveri è stata la parlamentare portogruarese Sara Moretto, approdata di recente al neonato partito Italia Viva.

S. Moretto

Attraverso i social l’esponente renziana ha espresso innanzitutto “stupore per l’organizzazione di un evento di presentazione dei lavori che ha il netto sapore della propaganda pre-elettorale.” Difficile darle torto se non per chi, politicamente schierato con il centrodestra, difende a spada tratta ogni passo di questa amministrazione. La giunta Senatore, consapevole del fatto che la restituzione alla cittadinanza dello storico edificio industriale avverrà solamente fra un anno, ovvero ben oltre la data delle prossime elezioni amministrative previste per giugno 2020, ha pensato bene – secondo me – di inaugurare in pompa magna almeno l’avvio dei lavori. I cittadini, pardon i futuri elettori, devono avere l’impressione che sia stato per il merito e la capacità dell’attuale amministrazione se, dopo decenni di lunga attesa, si è riusciti a raggiungere questo importante traguardo. In realtà l’unico merito che ha avuto la giunta Senatore è stato quello di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Le passate amministrazioni di Centrosinistra, attraverso dei bandi di gara andati deserti, non avevano trovato alcun privato disposto ad investire milioni di euro per il recupero dell’ex Perfosfati in cambio del permesso di costruirvi accanto tre palazzi. La stessa ed identica sorte sarebbe capitata anche all’amministrazione Senatore. A dimostrarlo è il primo piano triennale delle opere pubbliche approvato nel dicembre del 2015 dalla giunta Senatore dove, a differenza dei precedenti piani, non compare più la voce “interventi di bonifica e riqualificazione area ex Perfosfati”. Segno che la giunta comunale non riteneva fattibile un simile intervento ad opera dei privati. Se non che nel 2016 il governo Renzi, attraverso il “Bando Periferie”, aveva messo a disposizione ingenti risorse statali ai Comuni che avessero zone periferiche degradate da riqualificare. Per ottenere il finanziamento bisognava presentare in tempi strettissimi una bozza di progetto, cosa che la giunta Senatore fece andando a rispolverare il “vecchio master plan” di riqualificazione lasciato in eredità dall’amministrazione Bertoncello. Quando si è saputo che la richiesta era stata accolta, la giunta Senatore, adducendo motivazioni legate alle autorizzazioni scadute della Soprintendenza, ha voluto rimaneggiare quel progetto modificando le impostazioni e le finalità senza coinvolgere istituzioni, associazioni e cittadini. “I lavori previsti all’ex Perfosfati – osserva il Circolo del Partito Democratico – sistemeranno solo esternamente la struttura perché la Giunta Senatore non ha alcuna idea sulla destinazione finale e, quindi, sull’utilizzo.” Questa amministrazione ha preferito investire i quasi 5 milioni di finanziamento per recuperare totalmente le ammalorate strutture lasciando ad un’ulteriore fase, costosa e da finanziare, importanti interventi di consolidamento e rinforzo. Interventi senza i quali – è bene sottolinearlo – l’ex Perfosfati rimarrà interdetta al pubblico per ragioni di sicurezza. L’obiettivo del bando periferie, invece, era quello di recuperare, ma soprattutto di dare una nuova funzione alle aree degradate. A Portogruaro – evidenzia la Moretto – “ci si è limitati a spendere i soldi per il restauro dei muri. Scarsa lungimiranza e limitata capacità programmatoria dell’amministrazione portogruarese si sono palesati anche sull’opera più importante del mandato.” Nel corso di questa consiliatura il Centrosinistra, guidato da Marco Terenzi, aveva più volte sostenuto la bontà del progetto dell’Amministrazione precedente che non si limitava al solo restauro dell’ex Perfosfati (come avviene oggi), ma prevedeva anche tutte le fasi successive che avrebbero permesso la rifunzionalizzazione dei due capannoni. Questi ultimi sarebbero potuti diventare:
• una vetrina espositiva interregionale
• un contenitore culturale
• un’area per valorizzare itinerari storici e paesaggistici
• un complesso da utilizzare per eventi attrattivi per un turismo di entroterra

Invece dovremo rassegnarci, fra un anno, ad avere solamente una cattedrale nel deserto bisognosa di ulteriori finanziamenti per diventare qualcosa di utile per tutta la comunità.

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