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L’INFORMAZIONE E' SEMPRE PIÙ VEICOLATA DAI SOCIAL NETWORK

Portogruaro, 22/04/2017. Ieri sera presso l’oratorio Pio X si è svolto un incontro, organizzato dal Presidio Libera Giancarlo Siani, nel corso del quale la giornalista chioggiotta Giulia Zennaro (foto) ha analizzato il tema dell’informazione veicolata attraverso il web.

La serata è stata trasmessa in diretta streaming sul nostro consueto canale Bambuser/Videoportogruaro. La Zennaro ha descritto come la comunicazione sia cambiata in questi ultimi anni con il dirompente avvento dei social network, in particolare Facebook, e la diffusione sempre maggiore di dispositivi tecnologici come gli smarthphone e i tablet. Questi ultimi stanno soppiantando non solo il televisore, ma gli stessi computer da tavolo/portatili. I giovani sono tra gli utenti che preferiscono di gran lunga affidarsi ai telefonini per trovare notizie mentre gli “anziani” si affidano ancora ai notiziari televisivi o ai quotidiani cartacei. Facebook ci ha trasformato da fruitori passivi delle notizie ad attori o “propagatori” della narrazione informativa. Molti plaudono a questa trasformazione perché ha ampliato, in maniera democratica, le fonti d’informazione. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che noi utenti siamo sommersi da un eccessivo flusso informativo dal quale è difficile districarsi. Le notizie non sono verificate, ma sparate nel web. Il caso più emblematico sono le bufale. Di seguito ho riportato integralmente l’interessante relazione che ieri sera la Zennaro ha illustrato al pubblico. Buona lettura. 

 

 

1. INTRODUZIONE: LA DIGITALIZZAZIONE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE

Sono passati circa 25 anni da quando Tim Berners-Lee ha reso il World Wide Web accessibile a tutti (1991), e, in questo lasso di tempo (un quarto di secolo), internet è diventato una parte fondamentale delle nostre vite. In particolare negli ultimi dieci anni è cambiato il modo di informarsi, i quotidiani cartacei perdono progressivamente la loro centralità nella diffusione delle notizie perché gli utenti per informarsi scelgono soprattutto Internet e - in parte - i social network.

La digitalizzazione e nuovi mezzi di comunicazione di massa hanno avuto la meglio e ciò ha portato a una modifica del linguaggio: oggi coloro che desiderano fare informazione devono avere la capacità di destreggiarsi tra diversi strumenti e devono essere coscienti che la notizia sul web è sempre più sintetica perché in rete la soglia di attenzione del lettore si abbassa. 

In questo nuovo modo di fare notizia, condividere notizie e recepire notizie il confine tra emittente e destinatario del messaggio diventa labile: non si è più semplicemente spettatori del flusso informativo, recepito quasi passivamente – come poteva accadere con i media tradizionali (i giornali, le TV) – ma si è protagonisti e attori della narrazione informativa. 

Da ciò derivano tutta una serie di conseguenze e criticità che partono tutte da un unico punto: oggi abbiamo facile accesso a una massa di informazioni enorme rispetto al passato ma può capitare di non saper distinguere l’informazione buona dall'informazione cattiva. Nasce quindi la necessità di verificare l’attendibilità di un contenuto

 

2. ATTENDIBILITÀ' DELLE FONTI

Siamo sicuri che tutto ciò che il web ci mostra sia attendibile? e soprattutto come possiamo verificare l’attendibilità delle informazioni? *** (Ragazzi del presidio di Libera Portogruaro)

 

3. NUOVI MEZZI DI COMUNICAZIONE: I SOCIAL NETWORK

E’ importante interrogarsi sull'attendibilità delle fonti perché questa nuova frontiera che è il web, e – nello specifico - i social network non favoriscono soltanto la comunicazione ma rappresentano un bacino di informazioni e di notizie che orientano le nostre decisioni sia a livello di comunità, sia nella nostra vita personale. Diventa perciò fondamentale un uso responsabile e consapevole di questi nuovi mezzi. 

Il Reuters Institute dell’ Università di Oxford pubblica ogni anno il Digital News Report cioè un analisi del modo in cui si fruisce delle notizie al giorno d’oggi. Quello relativo al 2016 ha rilevato – in un campione di 50 mila fruitori di notizie on-line in 26 paesi – che:

il 51% del campione usa i social media come fonte di accesso alle notizie e il 12% li utilizza come fonte principale. La più ampia parte del traffico dei siti giornalistici di news non viene dalle loro Home Page, bensì da Facebook, Twitter, Google Plus, Instagram. Tra questi ultimi Facebook la fa da padrone, calamitando gran parte delle condivisioni; nella fascia tra i 18 e i 24 anni, soprattutto, i social media sono più utilizzati della tv, sostituendone di fatto il ruolo.

 

 

La crescita dell’accesso da social network sta facendo venir meno l’importanza della fonte: l’utente accede alla notizia in base alla rilevanza scelta dagli algoritmi che propongono le notizie del giorno e la fiducia nella fonte sembra ormai passare in secondo piano.

Ciò non fa altro che confermare i pericoli della bubble filter: Che cos’è? Il termine è stato coniato dall'attivista internet Eli Pariser nel suo libro "The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You", secondo Pariser gli utenti vengono esposti di meno a punti di vista conflittuali e sono isolati intellettualmente nella propria bolla di informazioni. Cioè? Si accede alle notizie sulla base di scelte conformate e preordinate (da algoritmi e non da editori in carne ed ossa), il che esclude notizie differenti, incontri casuali con le informazioni. Si tende così ad impoverire la dieta informativa quotidiana.

Laddove la scelta delle notizie era un tempo lasciata all’utente che sfogliava i siti Web o agli editori che sfornavano telegiornali e quotidiani, oggi il canovaccio è scelto da calcoli computazionali (spesso personalizzati) che scelgono le notizie non tanto in base alla loro importanza, quanto alla loro gradevolezza.

La bubble filter è qualcosa che rallenta la maturazione delle opinioni perché le isola in ambiti privati (es: avete mai fatto caso che Facebook consiglia eventi e notizie degli amici digitali che più corrispondono alle vostre esigenze?) che tendono a non contaminarsi l’uno con l’altro: siamo più connessi di un tempo, ma è come se non lo fossimo. La rete è uno specchio in cui – se vogliamo – possiamo trovare continue conferme. Una tendenza che il Censis definisce il solipsismo di internet. La rete diventa uno strumento nel quale le persone cercano conferma a opinioni, gusti, tendenze, e tendono a rifiutare o a ritenere vero ciò che non ci piace sia vero. 

Allora ecco servito il sistema attuale: bufale e notizie non verificate vanno a sostituirsi a quella che è (o dovrebbe essere) la cura editoriale di quanti producono l’informazione sul campo per metterla in circolo. 

In questo terreno nascono e proliferano i clickbait – obiettivo di molte piattaforme e prodotti editoriali online – notizie: il cui scopo principale è quello di attrarre l’attenzione e spingere i lettori a cliccare sul link di una determinata pagina web. E’ una pratica diffusa in alcuni giornali e magazine sul web che, al fine di aumentare le visualizzazioni, esasperano titoli e contenuti, perdendo in qualità e credibilità. 

Per questo è importante leggere e commentare le notizie divulgate in maniera critica, chiedendosi se si tratta effettivamente di informazione veritiera o soltanto di clickbait o fake news.

 

4. COME INFORMARSI E DOVE INFORMARSI: LE FAKE NEWS 

Internet: luogo dove fatti e opinioni si mescolano. In rete sono nati fenomeni nuovi, come le fabbriche di bufale a scopo commerciale o di propaganda politica e certo giornalismo “acchiappaclick”, più interessato a incrementare il numero dei lettori anziché a curare l’attendibilità delle fonti. 

Le bufale creano confusione, seminano paure e odio e inquinano il dibattito. Qualcuno crea una notizia falsa su un personaggio pubblico, la posta su Facebook, gli insulti e l'indignazione crescono in rete come un'onda fangosa. 

ESEMPIO: lo scorso luglio, il sito "La Nozione" ha pubblicato la foto di un'attrice americana, Krysten Ritter, spacciandola per la sorella di Laura Boldrini e sostenendo che gestisce cooperative di assistenza ai migranti.

  

Ovviamente, tutto falso e malignamente doloroso, perché è vero che Laura Boldrini aveva una sorella, ma è morta e faceva tutt'altro. Ma nessuno controlla o verifica, così ben presto le condivisioni della bufala diventano migliaia, condite da insulti che mirano a screditare l’operato della Boldrini a favore dei migranti e vogliono fare intendere che le sue azioni a sostegno dei migranti siano giustificate dal lavoro della ipotetica sorella (morta!). 

 

PERCHÉ CADIAMO NELLA RETE DI NOTIZIE FALSE?

Di fronte a una grande quantità di notizie, sentiamo il bisogno di orientamento tra le fonti di informazione, di trovare appigli credibili e gruppi di persone che confermino i nostri pregiudizi, le nostre paure. In questo panorama informativo diventa sempre più difficile cambiare opinione. Le bufale sono notizie che tentano (e riescono) di coinvolgerci emotivamente, sfruttando la rabbia e la credulità. Solo che prima si esaurivano nel tempo e nello spazio delle quattro chiacchiere da bar. Oggi, con i social, sono virali e arrivano in contemporanea da tutte le parti del mondo. 

 

COME SI RISOLVE?

Come difendersi dalla malattia della credulità popolare che pretende di diventare informazione alternativa, quella di cui “i giornali non parlano”. 

DAL BASSO: In questo momento è di primaria importanza che i giornalisti e gli operatori dell’informazione, ma anche ogni singolo cittadino, aumenti lo sforzo del fact checking: smascherare le bufale verificando le fonti. Così come gli editori dovrebbero, attraverso un investimento mirato, dotare le redazioni di un garante della qualità, come già avviene in alcune testate. (La squadra di 18 fact checker che tutti i giorni dalla redazione del New Yorker verificano ogni affermazione che il giornale pubblica)

L’ IMPORTANZA DI ESSERE CHECKER (VERIFICATORE DEI FATTI): 

*** il 2 aprile è stato il giorno del fact checking. 

Il lavoro che prima facevano solo i giornalisti di verifica delle notizie ora non è più sufficiente visto che le fonti si sono moltiplicate. Ognuno di noi deve attivare dei campanelli d’allarme avere un approccio più critico e più consapevole nei confronti dell’informazione perché molte notizie/informazioni orientano le nostre decisioni sia a livello politico (chi scegliamo di eleggere come nostri rappresentanti), sia a livello personale o di salute (esempio: tutto il dibattito sul vaccino).

Se siete su internet e vi imbattete in un contenuto un po’ sospetto quali sono i primi controlli da fare?

1) Verificare indirizzo web (spesso molti siti cambiano piccole lettere, piccoli dettagli per assomigliare a siti famosi: la gazzetta della sera, Il Fatto Quotidaino, PanoraNa). 

2) Se siete su un social network: verificate sempre che il personaggio pubblico che sta parlando abbia la spunta blu che hanno gli account verificati.

3) Molta attenzione alle immagini: potrebbero essere fotomontaggi, oppure potrebbero essere immagini vere ma che si riferiscono a altre notizie.  

***  http://factcheckers.it/ per diffondere la cultura della verifica delle fonti tra studenti, docenti, organizzazioni educative. 

 

DALL’ALTO: Nell'ambito della campagna #BastaBufale, la Camera dei deputati ha ospitato venerdì 21 aprile a Montecitorio, quattro tavoli di lavoro per approfondire il tema delle ‘fake news’ 

Inoltre, nel 2014 Laura Boldrini ha istituito la "Commissione di studio per l'elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi a Internet" che ha prodotto la Carta dei diritti e dei doveri in Internet, presentata nel luglio del 2015 e oggetto di una mozione approvata in Aula nel novembre dello stesso anno. Questa carta vuole mettere in grado l’utente di poter esercitare i propri diritti di cittadinanza anche all’interno della dimensione immateriale della rete. (ESEMPIO: all'Art. 11 viene ribadito il diritto all'oblio, il diritto cioè alla cancellazione di dati e notizie personali non più attuali ai fini dell'informazione e della ricerca storica).

Anche Mark Zuckerberg –patron di Facebook - il 15 dicembre 2016, poi, attraverso un post ha deciso di comunicare le azioni che l’azienda intraprenderà per combattere e arginare quanto più possibile il fenomeno delle notizie false con l’obiettivo di combattere la disinformazione e creare una comunità informata meglio. Come funziona? A) utente segnala la notizia falsa b) Seguirà, poi, l’analisi dei casi che sono stati segnalati più volte dagli utenti, con l’aiuto di terze parti (Snopes). C) se i fact-checkers riterranno la notizia falsa, il social la contrassegnerà come “discutibile”, allegando il link dei portali che spiegheranno nel dettaglio i motivi per cui la notizia è stata etichettata in quel modo. Pur essendo segnalata come discutibile essa potrà essere ancora condivisa dagli utenti. 

 

5. CAMBIANO GLI STRUMENTI: LA TIPOLOGIA DI DEVICE

La televisione rimane saldamente ancorata alle generazioni più anziane: è ancora la fonte principale, ma il suo declino è continuo. 

Al contrario, lo smartphone si sta imponendo come lo strumento prediletto per l’accesso alle notizie. Ciò determina inevitabili compromessi che fanno parte della natura del device: minor approfondimento, minor tasso di attenzione, maggior “zapping” tra le notizie e le fonti delle stesse.  

A fronte di una radicale riduzione (del 14%) di persone che navigano usando un computer, si rileva un sostanziale aumento della percentuale di chi si connette mediante altri device: +44% dal proprio telefono cellulare, +8% via tablet e +24% da altri dispositivi (console o smart TV).

  

QUALI CONSEGUENZE? La tipologia di device utilizzata per l’accesso online alle notizie implica una forte differenza nelle modalità di lettura: coloro che si affidano a PC e tablet sono più propensi all’approfondimento, mentre coloro che si affidano solo agli smartphone sono più orientati verso la “bulimia informativa” spesso con minor possibilità e capacità di approfondimento.

 

6. VELOCITÀ' DELL'INFORMAZIONE 

Rispetto all’attesa del telegiornale delle emittenti televisive – salvo, naturalmente, edizioni straordinarie dell’ultim’ora – e gli approfondimenti dei quotidiani cartacei del giorno seguente, un punto a favore dei social media è, sicuramente, la rapidità di diffusione di contenuti e l’immediata disponibilità di notizie. Questo però sta portando il mondo della comunicazione, o più strettamente quello dell’informazione digitale, verso l’era dell’accumulo e dell’overload informativo. Per gli utenti diviene sempre più difficile riuscire a individuare l’autorevolezza delle fonti nonché a modificare la propria opinione a causa dell’overload di informazione digitale.

Si parla spesso di Influencer, filtri della nostra attenzione, delle nostre emozioni che orientano in maniera determinante l’opinione e il consenso dei fruitori verso determinati contenuti. È evidente, dunque, che tali strumenti compromettono la divulgazione di una informazione digitale chiara e ‘libera’. Ci sono però iniziative nate per combattere l’abbondanza di informazione digitale: si pensi, ad esempio, allo slow journalism. Un tipo di giornalismo che mira ad offrire agli utenti non più solo quantità ma qualità e valore aggiunto. 

  

Per Slow News, uno dei primi esperimenti italiani di slow journalism, non c’entra soltanto il quando ma soprattutto il come. Per questo, il motto che preferiamo è “Slow down and go deeper”. 

Il valore aggiunto che deve avere il giornalismo è analizzare e capire prima di scrivere, mettere ogni cosa nel suo contesto, raccontarne le dinamiche: tutte cose che hanno bisogno di tempo. Quella della slow journalism è una filosofia che ha a che vedere con il rallentamento, tanto dal punto di vista di chi produce informazione quanto da quello di chi legge. L’incremento vorticoso della velocità e della quantità sta mettendo sotto scacco sia i giornalisti che i lettori: i primi lavorano di più e peggio guadagnando sempre meno; i secondi sono travolti dall’information overload e perdono il contatto con la realtà.

Per lo slow journalism la metafora è ancora quella gastronomica: come il cibo di qualità ha un prezzo relativamente alto, anche i lettori dovrebbero sviluppare una certa propensione a pagare per contenuti che abbiano un qualche valore aggiunto.

Se i lettori non sono disposti a pagare per quello che leggono ciò va a discapito della qualità. Nel’indagine Reuters – citata all’inizio – emerge anche che la predisposizione a news a pagamento è bassa.

 

 7. CONCLUSIONI: FARE CULTURA E' ALLA BASE DEL FARE INFORMAZIONE 

La domanda che dovremmo quando leggiamo un articolo, PRIMA di condividere una notizia e di fare qualsiasi commento è: qual è il valore aggiunto che mi da (e può dare ad altri) questo contenuto? Alla base del fare informazione c’è sempre il bisogno di fare cultura. E la cultura non si fonda sulla velocità dei contenuti, ma sulla loro veridicità e sul loro grado di approfondimento. Nella nostra quotidiana corsa contro il tempo cerchiamo di ritagliarci dei momenti per la lettura delle notizie facendo attenzione alle fonti, e cercando di spaziare tra diverse testate così da avere un panorama più ricco e ampio. Impariamo a SELEZIONARE, cerchiamo di utilizzare i social network in modo intelligente pubblicando e leggendo notizie che ci arricchiscono.

 

SITOGRAFIA:

http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/10/28/news/gli_italiani_scelgono_web_e_social_network_per_informarsi-126059797/

http://www.webnews.it/2016/07/27/reuters-institute-digital-news-report/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/L-informazione-Gli-italiani-scelgono-web-e-social-network-b310bfbe-79b2-455e-89b9-76d35d751f1c.html

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11777

http://piazzadigitale.corriere.it/2015/03/30/ne-giornali-ne-televisione-i-giovani-sinformano-sui-social-media/

https://wearesocial.com/it/blog/2017/01/digital-in-2017-in-italia-e-nel-mondo

https://www.insidemarketing.it/fake-news-facebook-risolvere-problema/?IM=art-D

https://www.insidemarketing.it/rischio-overload-informazione-digitale/

http://www.fnsi.it/internet-venerdi-21-aprile-al-via-a-montecitorio-i-tavoli-di-lavoro-su-bastabufale

http://www.digitalnewsreport.org/

https://www.blogmeter.it/blog/eventi/2017/03/29/blogmeter-presenta-la-ricerca-italiani-e-social-media/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/01/social-media-come-e-perche-gli-italiani-li-usano/3489848/

http://www.lastampa.it/2017/04/02/societa/le-bufale-sono-la-nuova-frontiera-della-paura-ecco-come-vaccinarsi-l6fcIu13lUUk029gaS2YRO/pagina.html

http://factcheckers.it/

http://www.internazionale.it/reportage/2016/05/01/new-yorker-rivista

http://www.bastabufale.it/#appello

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/04/14/news/l_ira_di_boldrini_sul_web_insultano_mia_sorella_ma_e_morta_da_anni_-162942174/

https://www.insidemarketing.it/distorsione-informazione-le-due-versioni-della-stessa-storia/

 

 

 

 

 

 

 

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